Lentezza, una nuova tendenza turistica

Slow tourism

Slow tourism

Con l’intento di valorizzare e promuovere il grande patrimonio italiano, ogni anno, il Ministero per i beni e le attività culturali (Mibac) dedica attenzione e investe su una tematica specifica.

L’intenzione del ministero è quella di valorizzare, di anno in anno, una peculiarità legata al ricco patrimonio che caratterizza il Belpaese, rendendola strumento di scoperta e di conoscenza del territorio. Se il 2016 è stato l’anno nazionale dei cammini, il 2017 dei borghi e il 2018 del cibo italiano, il 2019 è stato proclamato invece l’anno del turismo lento

Sull’onda delle iniziative già intraprese dal Ministero nel 2016, concretizzatesi poi nel 2017 con la presentazione del nuovo Atlante digitale dei cammini d’Italia. Il 2019 passerà alla storia invece come l’anno del passo lento, della scoperta dei territori italiani meno conosciuti e lontani dal turismo di massa, all’insegna d’itinerari green, slow e assolutamente sostenibili.

Un tipo di turismo che gli italiani sembrano amare sempre di più, come è emerso dal rapporto realizzato dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con IPR Marketing. 

Ma cosa significa “turismo lento”?

Il “turismo lento” o “slow tourism” è una filosofia di viaggio che va in controtendenza rispetto alle pratiche e agli interessi del turismo di massa. Andando a promuovere la qualità dell’esperienza turistica e la scoperta dei luoghi in maniera profonda ed autentica.

Una scelta di fruizione del prodotto e dell’offerta turistica lenta e responsabile che predilige le modalità di spostamento amiche dell’ambiente e sostenibili: a piedi, in bicicletta, a cavallo, a bordo di treni storici che percorrono tratti ferroviari recuperati.

Il turismo lento è in grado di creare un’interazione tra ospite e comunità ospitante, mirando alla condivisione di esperienze, conoscenze, culture e tradizioni, che contraddistinguono la specificità dei luoghi.

Lentezza ed emozioni sono sicuramente le prerogative principali di chi intraprende un’esperienza di viaggio di questo tipo. Il turismo lento non è interessato alle grandi città, alle mete consuete e iper-affollate, ricerca piuttosto la tutela e la riproposizione innovativa di luoghi dal fascino senza tempo, a misura d’uomo, che incarnano memorie, conoscenze e artigianalità che fanno dell’Italia una destinazione unica.

Diversi segmenti turistici esistenti sono interessati da questo tipo di turismo: cicloturismo, cammini, ippovie, treni storici.

Alcuni esempi interessanti

Le iniziative avviate dagli enti locali per la promozione del “turismo lento” hanno già portato frutti e continuano a fiorire.

Il tratto della Via Francigena in Toscana, che grazie agli investimenti e alla lungimiranza della regione è stato strutturato nel 2014, attrae ogni anno tra i 40 e i 50 mila turisti, andando ad incrementare l’offerta e l’occupazione delle strutture nell’area.

Fondazione FS Italiane ha, invece, riattivato ad hoc un totale di 600 chilometri di linee ferroviarie per viaggiare a bordo di treni d’epoca. Nel biennio 2016-2017 sono stati 130 mila i turisti che hanno usufruito di tale possibilità, in crescita del 45% rispetto al biennio precedente.

Una delle ultime iniziative nella promozione dello “slow tourism” ha interessato la “Rotta dei due Mari” (marzo 2019), un tracciato percorribile a piedi o in bicicletta attraverso la Puglia che da Polignano arriva sino a Taranto.

Molteplici proposte di itinerari sostenibili per la scoperta delle bellezze territoriali in modalità slow stanno continuando a nascere. Queste andranno ad interessare in particolare anche le aree montane ed interne del nostro Paese, le vere protagoniste del 2019.