Riattivare il contesto

Partendo dagli insegnamenti della storia, ecco come sfruttare le nuove abitudini e le nuove conoscenze per sviluppare  la biodiversità sociale e imprenditoriale

 

Fiammetta Benetton intervista Eusebio Gualino

Corsi e ricorsi della storia. Per la prima volta l’umanità contemporanea, immersa nel futuro, pronta ad affrontare tutto a suon di click e con lo smartphone in mano, si è trovata a dover far fronte all’incertezza, ad un allarme non prevedibile, portatore di conseguenze, ancora oggi, inimmaginabili. Eppure, a guardare bene, nel 1920, l’epidemia di influenza spagnola provocò gli stessi scossoni, spaventò allo stesso modo, seminò lo stesso panico. Mascherine per tutti, distanziamento sociale, chiusura dei locali pubblici: è come sfogliare un vecchio album di foto e riconoscersi nello sguardo del bisnonno.

La società, noi ne siamo testimoni viventi, superò anche quel difficile frangente e si protese verso il domani, con fiducia e saggezza.

La storia quindi, ancora una volta, dovrebbe fornirci tutti gli elementi per valutare come comportarci e come progredire. Certo, serve spirito critico e voglia di ascoltare. Occorre quindi riattivare il contesto. Ma come? Lo abbiamo chiesto a Eusebio Gualino, AD di Gessi.

“Il problema sanitario che abbiamo gestito si sta trasformando in problema economico e in un futuro prossimo diventerà sociale. Se guardassimo indietro capiremmo cosa ci troveremo davanti. Se i primi due problemi hanno avuto dimensioni tutto sommato limitate e hanno colpito solo alcune fasce della popolazione (anziani-pazienti deboli, partite iva-imprenditori), l’allarme sociale sarà gigantesco perché tutti siamo stati toccati dal Covid e dall’isolamento.

E siamo appena all’inizio. Ora dobbiamo, sia nel business che nella vita, iniziare a valutare alcuni aspetti fondamentali:

Il mercato che ci troviamo davanti è dato dalla somma dei comportamenti di tutti noi, ed è cambiato. Le abitudini “super fast” che avevamo pre-lockdown sono state sommerse da nuove percezioni, nuovi comportamenti dettati dallo stop forzato che ha portato la nostra mente inconscia ad assumere atteggiamenti diversi. Le vecchie abitudini sono influenzate dalle nuove.

Nessuno di noi ha fermato i pensieri però c’è chi si è adattato al mutamento (ad esempio sviluppando la dimestichezza con le conference call, ieri strumento inusuale e guardato con sospetto) e chi invece ha ripreso vecchi vizi, abbruttendosi.

Ognuno di noi ha vissuto la digitalizzazione e ha effettuato un involontario “stress test” sull’abitazione. Tutto questo ha portato alcuni elementi ad affiorare, rendendo più facile la pianificazione del futuro. Ad esempio, dalle ricerche di alcuni architetti, emerge che il bagno, per molti, ha rappresentato un nido in cui “trovare riparo” dalla confusione domestica, il luogo in cui poter fare conference senza essere disturbati, e via dicendo. Questo permette anche di capire come la ricerca del benessere e dell’energia positiva (una volta data per endogena alla casa ed esogena a spa e vacanze) si effettui negli ambienti domestici.

L’innovazione non è inventare qualcosa ma fare qualcosa che serva alle persone. Bisogna quindi capire quali cose eliminare, quali andranno ridotte, quali mantenute, quali potenziate, immaginate, create.

Le persone si possono suddividere in 4 macro gruppi: i negativi (incontentabili), i nostalgici (che guardano al passato con malinconica attrazione e al futuro con disfattismo, ovvero sono con gli occhi sempre allo specchietto retrovisore), gli ottimisti (il futuro lo leggono con positività e il passato con negatività) e infine gli equilibrati (che accettano il presente e pescano dal passato ciò che risultava interessante e modulabile).

Per capire chi abbiamo davanti dovremmo quindi fare un “test” che prevede passaggi specifici: OSSERVARE (prima di parlare bisogna ascoltare e guardare, non limitarsi a sentire e vedere), sviluppare una SINTONIA con chi abbiamo davanti che spesso si instaura con delle domande che dimostrino il nostro interesse, e infine RESTITUIRE, per accertarsi che ciò che ci è stato detto sia stato concretamente capito”.

Come evolveranno le attività lavorative?

“Negli anni ’80 i forecast analizzavano la società e tutti si muovevano con i dati forniti dagli uffici marketing. Oggi siamo tornati ai tempi della guerra.

Non possiamo fare previsioni ma dobbiamo comunque immaginare il futuro, inventandoci un giorno dopo l’altro delle azioni che il più delle volte risultano straordinarie, innovative. Prima giocavamo nell’era dell’iper-specializzazione oggi invece regna la necessità di valorizzare la “biodiversità” che ci circonda. Ad esempio, il pescivendolo che decide di aprire una friggitoria, diversifica il business, offre un servizio e riduce il suo rischio d’impresa.

Bisogna parlare molto di più di economia sostenibile, per contaminare e sviluppare il pensiero laterale, indispensabile per creatività e flessibilità e per aumentare la biodiversità culturale e imprenditoriale. Solo così ci sarà una crescita individuale e collettiva.

Dobbiamo cavalcare l’evoluzione e per farlo va sfruttata anche la tecnologia che abbiamo a disposizione, senza però diventarne schiavi. Va cercata una nuova qualità della vita, e trovato un nuovo equilibrio: il Covid ha sicuramente catalizzato alcune reazioni sociali, facendoci riscoprire valori del passato da poter contaminare con le esigenze del futuro”.

Eusebio Gualino

Gessi SPA

Amministratore Delegato di Gessi, azienda leader nel settore dell’arredo bagno e private wellness. Fondatore di Gessi Academy che conta 3.000 corsisti all’anno provenienti da tutto il mondo, appassionato del mondo e, soprattutto del talento delle persone, la chiave dell’innovazione e del successo di qualsiasi impresa. Carismatico, curioso e affamato di conoscenza, tiene corsi di leadership perché “la cultura non è la ciliegina sulla torta, è la torta stessa”. Autore del libro Questo è il momento, 2020, ROI Edizioni.