Progetto sedia rossa

Quando è l’uomo a fare la differenza

  

Suona il telefono e leggo il display: Ivano Orsingher – Primiero. Rispondo volentieri a questo dinamico assessore del Comune di Mezzano che ho avuto modo di conoscere tanti anni prima. Mi racconta con entusiasmo quello che il Comune ha concretizzato in questi anni, i progetti realizzati, le iniziative portate a termine. Rimango piacevolmente sorpreso.

A stupirmi maggiormente è il desiderio dell’amministrazione di definire un progetto strategico d’insieme, una visione ordinata per valorizzare quanto già fatto e costruire ulteriori tasselli del puzzle, tra loro coerenti. Una sfida importante, mai banale, che quando riguarda un territorio necessita di un coinvolgimento attivo di una molteplicità di attori con caratteristiche differenti. Bisogni, sensibilità, capacità di visione che devono convergere in una visione strategica-comune-condivisa, superando invidie, gelosie e antichi dissapori.

L’elemento che appare più delicato è riuscire a definire un progetto di sviluppo che sappia tenere conto, e valorizzare, l’identità dei luoghi.

Trovare “la chiave” per creare un prodotto coerente da portare all’ospite.

Identità territoriale. Un tema delicato, complesso, spesso abusato ma ancor di più ignorato. Troppo spesso i territori hanno trascurato questo elemento per inseguire moderne e roboanti prospettive di sviluppo. Hanno talvolta edificato in modo irreparabile e modellato a proprio uso e consumo il territorio con un unico chiaro obiettivo in testa: “dare completa risposta ai bisogni dell’ospite”.

Idea semplice, ritenuta politicamente ed economicamente vincente, che presuppone la centralità dell’ospite e delle sue esigenze. Una prospettiva dove il territorio però si deve adeguare e plasmare, piegare. Da qui la nascita di feste e discoteche in quota presso i rifugi (i famosi après ski), autorizzazioni a summit di jeep in mezzo ad un parco naturale, dj set oceanici a
oltre 2000 m di altitudine, nuovi impianti di risalita e nuove piste ovunque. E il territorio? Con le sue genti, le tradizioni, le peculiarità, i suoi elementi naturali… non sono forse importanti per l’ospite? Non vengono prima dell’ospite?

Al falso “nuovo” della politica di sviluppo incentrata su “l’ospite al centro” preferisco che al centro venga messo il territorio e che poi si trovi il modo coerente per portarlo all’ospite.

Insomma un’inversione di visione dove gli ingredienti sono l’identità territoriale, la coerenza e quindi i bisogni dell’ospite.

Secondo questa logica il progetto di Mezzano ha rappresentato una sfida nella sfida. Era necessario trovare un modo per accendere i riflettori su un Comune che per anni aveva evitato il turismo di massa. Un Comune che aveva preferito valorizzare le cataste in legno, le fontane dove un tempo si faceva il bucato, le architetture locali lavorando per recuperare l’esistente, e arrivando ad essere nominato uno dei borghi più belli d’Italia. Un Comune che voleva proporsi a chi poteva capire e desiderava ascoltare, piuttosto che fruire e scappare. Man mano che il progetto di analisi prendeva forma, si andava a delineare una visione interessante che sicuramente avrebbe spiazzato gli amministratori.

Ricordo perfettamente le facce di Sindaco e giunta quando abbiamo presentato il progetto “Sedia Rossa”: dall’iniziale sgomento al determinato sorriso. L’idea era semplice, affascinante e sfrontata. Non si poteva lasciare alla sola tecnologia il compito di raccontare la storia del posto. Un filmato non può trasmettere appieno il complesso di cultura, e storia di un luogo. Non può riuscirci un sito web e purtroppo nemmeno un giovane operatore di un ufficio turistico: l’unico modo per raccontare Mezzano era che fosse la gente di Mezzano a raccontarsi e a raccontare. Un “ufficio informazioni” destrutturato e completamente inserito nel contesto oggetto di discussione. Da qui l’idea di prendere due sedie di colore rosso con il sedile in vimini come quelle di una volta e posizionarle in due punti strategici del borgo. Appoggiarci sopra una bella campanella e posizionare un cartello con scritto:

Suonami per conoscere la storia di Mezzano.

Al suono sarebbe arrivata direttamente una persona di Mezzano a dare le informazioni. A raccontare, non senza un certo orgoglio, la storia di quel luogo. Una storia condita di aneddoti, curiosità, fatti e vicende. Una storia vera ed autentica, davvero sentita. Spiegata in italiano ma con l’aggiunta di vocaboli dialettali, perché no?

Il fascino era che fosse la nonna Maria a raccontare, magari con indosso ancora il grembiule sporco di farina, i trucchi dei dolci locali. Che fosse Luigino, un tempo immigrato in Svizzera, a raccontare come si viveva un tempo nel paese. Che fosse Giuseppe ad indicare la presenza della stalla ancora in funzione nel centro del paese, una delle pochissime rimaste. Nella semplice ma ferrea convinzione che l’identità di un luogo passa anche dall’identità delle persone che quei luoghi li vivono.
Sapevamo che l’iniziativa poteva essere vincente e possedeva una fortissima potenzialità mediatica.

Quello che non potevamo immaginare era che questo progetto avrebbe avuto un livello di gradimento così elevato da parte degli ospiti. Che avrebbe generato anche dei risvolti di tipo sociale. Siamo rimasti stupiti, per certi versi attoniti, nel sentire i ringraziamenti dei volontari coinvolti mentre dichiaravano che era stata “un’estate bellissima, davvero bellissima perché ci siamo sentiti utili”. Vedere gli sguardi fi eri degli anziani e ricevere i complimenti da parte di molti. Leggere di Mezzano su alcune delle principali testate nazionali.

Il progetto Sedia Rossa di Mezzano continua a vivere ed oggi è ancora più significativo di prima. Ogni giorno, durante la stagione, i volontari di Mezzano sono pronti e felici di accogliere gli ospiti e far scoprire la loro casa ed il Primiero. Ulteriori sviluppi sono al vaglio e potranno essere a breve implementati.

Mezzano ha trovato una strada corretta per valorizzare la propria identità, salvaguardare le principali caratteristiche, a testimonianza che un progetto di sviluppo risulta ancor più vincente quando riesce a combinare passato, presente e futuro in una visione armonica.

Matteo Bonazza

Socio - Consulente area Turismo G&A Group

Sono una persona curiosa e propositiva, sempre pronto a cogliere nuove sfide e ad impegnarmi in progetti innovativi. Da circa 15 anni mi occupo della costruzione del prodotto turistico e del destination management, lavorando al fi anco di imprese private e soggetti pubblici. Ascoltare ed interpretare i bisogni del cliente è la chiave per costruire prodotti mirati, nel pieno rispetto dell’identità dell’azienda, e poi strutturare strumenti di marketing ben allineati.