Progetti di sviluppo territoriale

progetti di viluppo territoriale

Dal “potenziale turistico” alla costruzione del prodotto

Un progetto di sviluppo territoriale trova solitamente avvio quando si avverte un desiderio o la necessità di un cambiamento.

Sarebbe riduttivo parlare di crescita solamente in chiave turistica poiché questa può essere incentrata su vari comparti produttivi che, a seconda della tipologia e delle caratteristiche, porterà delle prospettive di sviluppo anche diametralmente differenti.

Si potrebbe, infatti, decidere di sviluppare la filiera del manifatturiero o magari dei poli industriali, e proprio queste scelte porteranno delle trasformazioni, talvolta irreversibili, del contesto socio-economico territoriale.

Un’importante chance di crescita

Sempre più soggetti vedono nello sviluppo del comparto turistico una chance importante di crescita, maggiormente coerente e, per certi versi, meno invasiva; è in questa prospettiva che molti soggetti, di ambiti diversi, hanno iniziato ad investirci, portando una progressiva crescita dell’indotto.

Questo tipo di progetto nasce quando un ambito prende consapevolezza delle proprie specificità e riesce ad individuare delle caratteristiche, più o meno significative, da portare al mercato.

Il potenziale? Va trasformato in prodotto

Spesso sentiamo parlare di “potenziale turistico”: indipendentemente dal ruolo, non manca occasione di incontrare soggetti fieri di dichiarare “abbiamo un grande potenziale turistico in questo territorio”.

Ma cosa si intende per “potenziale”? Come si trasforma il potenziale in prodotto e quindi in una reale chiave di crescita?

Trovare la risposta rappresenta il primo passo per poter creare un progetto di crescita territoriale in chiave turistica. Bisogna sempre ricordare che il potenziale non basta. L’ospite vuole un prodotto, toccabile, fruibile, condivisibile.

Una chiave di sviluppo allargata

Un esempio. Immaginiamo di arrivare in un territorio che dispone di una pista ciclabile e che, data questa presenza, decide di puntare sullo sviluppo del territorio in chiave ciclo-turistica. Possiamo senza dubbio affermare che questo ambito dispone di un potenziale turistico. Però se vogliamo che l’ospite possa vivere un’esperienza completa, una striscia d’asfalto non sarà sufficiente.

Dovrà quindi partire un’attenta riflessione sui bisogni del nostro ospite, sul suo “profilo tipo”, così da poter strutturare dei servizi mirati come fontane, colonnine per la ricarica delle biciclette con pedalata assistita, ecc., capaci di trasformare l’infrastruttura in un prodotto ricco di servizi, percepibile in tal senso dal fruitore e reso acquistabile tramite varie piattaforme.

Diventa necessario un ragionamento organico che permetta di affrontare questo potenziale secondo una chiave di sviluppo allargata, più complessa ed articolata.

Progetto di crescita territoriale: chi è il promotore?

Nasce spontanea una riflessione anche in merito a chi dovrebbe essere il promotore di un progetto di crescita territoriale: non per forza dev’essere, almeno in prima battuta, un Ente Pubblico. Potrebbe essere anche un privato cittadino che decide di avviare un processo del genere e riesce a trovare dei “follower” che lo sostengano.

Pensiamo ad iniziative come il Cristo Pensante, nella splendida cornice del Passo Rolle, nata grazie alla determinazione di un privato cittadino che per realizzare il proprio progetto ha dovuto affrontare innumerevoli difficoltà. Tanto gravose che avrebbero fatto desistere la maggior parte dei “sognatori” o, meglio, degli innovatori.

Eppure oggi la suggestiva statua di pietra è saldamente posizionata ed è diventata un punto d’attrazione; elemento di vanto, anche per coloro che l’hanno osteggiata. Tutto ciò grazie al lento, ma inesorabile, coinvolgimento di vari attori del territorio che hanno sposato e sostenuto il progetto.

Parlando di sviluppo territoriale è logico pensare che questo compito spetti alla Pubblica Amministrazione o a soggetti come Apt, consorzi, reti d’imprese che, per la loro natura aggregativa, dovrebbero essere facilitati nella creazione di progetti di sistema: decision maker che purtroppo talvolta dimenticano il loro ruolo di guida e finiscono col diventare annoiati passeggeri dell’auto diretta al cambiamento.

Diventa quindi fondamentale un recupero del loro ruolo e della capacità di assumersi la responsabilità di questi progetti volti alla crescita sostenibile del territorio.

Progettualità e idee vincenti

Ma cosa  frena questi soggetti dall’agire? La risposta più frequente è ovviamente la mancanza di fondi. Siamo sicuri sia questo il vero problema? Nella mia esperienza ho capito che se hai un’idea vincente, chiara ed efficace, i soldi alla fine “si trovano”. Credo invece che il primo e più importante problema sia la mancanza di idee e progettualità originali e vincenti.

Esistono 3 stimoli per il cambiamento: disperazione, ispirazione ed imitazione. Molte località hanno avviato progetti “copia-incolla” che in rari casi hanno avuto successo e per la maggior parte sono stati un fallimento.

La causa? Non si può prescindere dalla propria identità territoriale, da quell’insieme di caratteristiche e peculiarità proprie di un luogo, che non possono essere adattate, “incollate” o prese in prestito da altri ma che rappresentano una preziosa differenza agli occhi dell’ospite.