Prima del progetto, l’analisi

Per progettare l’evoluzione è necessario fotografare l’organizzazione

 

Evoluzione e progettazione, due concetti che non sembrano afferire allo stesso ambito, a ben pensarci. L’evoluzione semanticamente implica l’idea di un cambiamento che avviene progressivamente, spesso lentamente ed include il concetto di adattamento a condizioni mutevoli ma non predeterminabili.

Com’è quindi possibile pensare di progettare l’evoluzione?

Il focus, in azienda, è sul non lasciarsi travolgere dai cambiamenti, soprattutto da quelli organizzativi, che a volte possono risultare dei veri e propri tsunami. Un esempio quanto mai attuale è la pandemia globale, che ha investito ogni ambito della nostra vita con una velocità sconvolgente.

Esempi ugualmente concreti possono riguardare l’arrivo di nuovi ruoli in azienda, piuttosto che la crescita del business in termini di fatturato e/o di mercato, l’innovazione tecnologica, intesa sia come supporto organizzativo che come sviluppo di prodotti/servizi: tutti elementi che vanno ad impattare sui processi aziendali. 

Il come, se positivamente o negativamente, è da analizzare. Il perché diventa punto di partenza e obiettivo dell’analisi.

L’opportunità, insita nel concetto di crisi, è quella di provare a governare il cambiamento organizzativo, strutturando la tattica a supporto della strategia. Per fare questo, lo strumento più efficace ed immediato per un’azienda è quello della fotografia organizzativa. Scattare una fotografia significa potersi guardare da un’altra prospettiva e insieme consapevolizzare la propria realtà, individuare i famosi punti di forza e punti di debolezza. Si parte dal recuperare la propria storia aziendale, da quello spinoso concetto del “si è sempre fatto così” che, a nostro modo di vedere, non è affatto così spinoso: perché include il chi siamo e anche il perché abbiamo sempre agito in un determinato modo, spiegando il come sono arrivati a definirsi i ruoli in azienda. La fotografia permette di tuffarsi nella teoria organizzativa: da un lato la mappatura dei ruoli, dall’altro il disegno dei processi aziendali.

La mappatura dei ruoli permette di comprendere l’interpretazione del ruolo da parte delle risorse umane che compongono l’azienda; è uno strumento basato su parametri di valutazione specifici, quali competenza tecnica, orientamento al cliente, creazione di soluzioni, relazioni di lavoro, di dimensione economica, di gestione risorse. La mappatura dei ruoli permette di individuare obiettivi gestionali e numerici, funzionali ed individuali coerenti con il business e la strategia aziendale. Questo già suggerisce come la progettazione organizzativa possa essere legata al concetto di evoluzione.

Il disegno dei processi aziendali, focalizzato sull’individuazione delle attività a valore e non-valore, con l’obiettivo di ridurre o possibilmente eliminare, sprechi e inefficienze, è lo strumento che permette di definire il piano operativo aziendale più efficace perché la struttura risulti in grado di sostenere la strategia delineata: dopo la fotografia iniziale, arrivare a disegnare processi coerenti con il business e aderenti ai ruoli, con responsabilità e riporti gerarchico/funzionali chiari, è ciò che permette di raggiungere gli obiettivi di performance prefissati, individuali e collettivi.

Ancora una volta, ecco come progettazione ed evoluzione diventano sostanza della teoria organizzativa. Com’è quindi possibile pensare di progettare l’evoluzione? Era la domanda che ci siamo posti all’inizio. La sintesi trova senso nell’idea che l’azienda, nel suo essere organismo vivente, può essere sottoposta ad un check up che ne evidenzi la condizione “fisica”, per restare nell’ambito della metafora. Fuor di metafora: facciamo una fotografia dell’azienda, dei ruoli e dei processi su cui si basa, per individuare il livello di coerenza organizzativa rispetto alla strategia e al piano di sviluppo delineato; solo in tal modo potremo essere in grado di definire un business plan efficace, perché coerente.

In questa progettazione dell’evoluzione, il ruolo del consulente non è semplicemente quello di condividere la tecnica ma soprattutto quello di tuffarsi assieme all’azienda, assumendosi anche una parte del rischio, per far sì che la teoria organizzativa diventi sostanza, avendo condiviso un piano d’azione. In questo, per nostra esperienza, risiede l’opportunità di progettare l’evoluzione, per andare avanti senza soluzione di continuità, senza la pretesa di avere la sfera di cristallo e gestendo in maniera consapevole le criticità, per rafforzare quella cultura aziendale senza la quale la strategia non può risultare adeguata.

Valentina Bissoli

Consulente organizzativo G&A Group

L’analisi organizzativa, la mappatura dei processi e la progettazione funzionale sono le attività che principalmente svolgo per le aziende, avendo come obiettivo lo sviluppo e il mantenimento della coerenza tra le procedure e la realtà aziendale, per come essa viene vissuta dai suoi protagonisti. L’affiancamento operativo è ciò che mi permette di sostanziare le mie analisi in base agli obiettivi che l’azienda intende perseguire. La coerenza, il rispetto delle tempistiche, la condivisione dei punti di forza e delle problematiche, il costante confronto con gli attori coinvolti nell’analisi, sono parte integrante del mio metodo di lavoro.