Le nuove frontiere dell’abitare

Epigenetica e fisica quantistica ci spiegano come la casa può cambiare a seconda della persona che la abita e può influenzare fortemente il suo stato di benessere

 

Fiammetta Benetton intervista Caterina Locati

Ogni volta che entriamo in una casa o la osserviamo, la nostra attenzione si concentra sulla sua parte visibile (colori, forme, luci, materiali, ecc.) e, attraverso questi aspetti, valutiamo la compatibilità dell’edificio con noi stessi. Queste caratteristiche tangibili però rappresentano solo l’1% dei fattori che influenzano il nostro benessere in quella casa. Il 99 % delle variabili non sono visibili e vanno percepite attraverso altri sensi.
Non basta l’estetica, dobbiamo entrare in contatto con la casa. A spiegarci come fare è l’architetto Caterina Locati.

“La casa funziona come cassa di risonanza delle emozioni espresse dai suoi occupanti. La fisica quantistica ci spiega come tutta la materia non sia statica ma energia condensata. Noi siamo delle pile che producono energia e la esplodiamo verso gli altri che ne vengono colpiti e la assorbono.

Il rapporto con una casa è come quello che si crea tra due persone: stiamo bene se ci troviamo “sulla stessa lunghezza d’onda”.

 

Se una casa ha vissuto esperienze belle le amplifica, ma avviene anche il contrario. Alla base di tutto questo ci sono concetti di base legati allo studio degli atomi e dei quanti. Noi stessi infatti, essendo una forma molto condensata di energia, entriamo costantemente in contatto con tutto ciò che ciò circonda, anche se non ne siamo consci ed anche senza contatto fisico, e possiamo provare sensazioni di assonanza o dissonanza con l’ambiente.

Accade a tutti di entrare in una casa per la prima volta e di sentirsi accolti, anche se il suo aspetto non è perfetto. Ci sono anche case perfette che “ci buttano fuori”. Questo avviene perché una casa è in grado di assorbire l’energia proveniente da tutti coloro che hanno interagito con lei: dalla progettazione alla costruzione fino alla scelta dell’arredamento e poi all’occupazione. Tanto più nutriamo l’ambiente tanto più questo ci restituirà bellezza.

Poi c’è un altro livello, che si rifà al genius loci romano e alle filosofie animistiche: la casa ci ospita e questo dovrebbe portarci a considerarla un’anima, non un oggetto che “svolge funzioni”. Così come ciò che viviamo, pensiamo, mangiamo, incide sul nostro DNA, come sostiene l’epigenetica, pensare alla casa e all’ufficio come luoghi che impattano sul nostro umore e sul benessere psicofisico dovrebbe spingerci a interagire in modo più profondo con questi spazi, a prendercene cura.

Questi mesi di lockdown ci hanno fatto riscoprire le nostre case e capire che se non le rendiamo luoghi di benessere, si trasformano in prigioni tossiche. Non conta quanto sia grande una casa o quanto giardino ci sia, conta la sensazione che mi trasmette di cui io stesso sono complice. Chi si è dedicato alla propria casa, l’ha abbellita, l’ha coccolata e l’ha perfino considerata luogo di crescita personale, sta beneficiando di influssi positivi che si trasmettono a tutti coloro che la abitano o la frequentano”.

Ognuno di noi ha quindi la responsabilità degli spazi che abita, non solo sotto il profilo estetico ma anche di vibrazione. Non esiste una regola univoca, tutto è soggettivo proprio perché espressione di energia: ogni singolo elemento, ogni singolo colore, ogni spostamento di mobile, influisce sull’armonia e sullo scambio benefico reciproco tra casa e occupante.

Caterina Locati, Architetto

Dopo il Dottorato di Ricerca e diversi anni di professione, diventa facilitatrice di PSYCH-K® e dà avvio ad una ricerca personale nel campo del rapporto uomo-ambiente, con spunti nuovi ed attuali quali la fi sica quantistica e l’epigenetica. Nel 2019 raccoglie parte dei suoi studi nel libro “La vita segreta delle case” (Uno Editori). Ama occuparsi di crescita personale, divulgazione delle tematiche inerenti alle sue ricerche e di consulenze per il benessere indoor “evoluto”.

Fiammetta Benetton

Giornalista professionista

Vicentina di nascita, curiosa globetrotter per vocazione, convinta di fare il lavoro più bello del mondo. Da 18 anni giornalista professionista e copywriter. Mi sono specializzata nella comunicazione del mondo della moda (e del lusso) e di quello del turismo. La mia carriera inizia sulla carta stampata durante gli studi universitari, si sviluppa negli uffici stampa e approda in Tv. Nel 2015 ho fondato Picot, un’agenzia di comunicazione innamorata dello storytelling. Il mio motto è: “segui l’istinto e abbi coraggio”. Appassionata di montagna e di vita all’aria aperta, leggo nelle “sfide” della vita il sorriso dell’anima.