La formazione liquida: quando lavoro e apprendimento coesistono

Saper cogliere le opportunità offerte dai cambiamenti per trasformarle in strumenti positivi di analisi e miglioramento

 

Nell’epoca in cui viviamo diventa attuale la lezione del sociologo Zygmunt Bauman ed il suo concetto di una società postmoderna caratterizzata da situazioni che si modificano prima che i modi di agire delle persone riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La società liquido moderna secondo Bauman non è in grado di conservare la propria forma perché una nuova forma interviene prima che la precedente sia consolidata.

Non è più possibile star fermi: ciò che è attuale e necessario oggi, diviene obsoleto domani, in questo senso la nostra è diventata una vita liquida.

Con uno scenario di questo tipo, in continua trasformazione, dominato da instabilità e incertezza, anche le persone devono acquisire la capacità di cambiare e di mutare, sopportandone la fatica, utilizzando le opportunità che i cambiamenti portano e imparando a reagire in maniera flessibile, a gestire i rischi di queste trasformazioni.

In una società liquida, la formazione non può essere estranea a tali logiche, proprio perché orientata non solo allo sviluppo personale ma anche ad essere mezzo per proiettare persone e organizzazioni verso il futuro.

Per provare a definire meglio la formazione liquida dobbiamo rovesciare le logiche abituali che vedono momenti di attività separati da quelli dell’apprendimento e immaginare un processo continuo della persona che sceglie i suoi momenti formativi secondo i ritmi più congeniali alle sue abitudini.

Non più un ruolo passivo ma un ruolo da protagonista della risorsa che sceglie in maniera proattiva il percorso più coerente con i propri obiettivi di crescita, sfruttando tutti i canali che le nuove tecnologie hanno attivato in questi ultimi decenni, in forma anche complementare alla formazione classica.

Una formazione liquida si focalizza su attitudini e atteggiamenti e favorisce nelle persone principalmente la capacità di imparare ad apprendere. Una nuova capacità che si inserisce fra il SAPERE e il SAPER FARE.

La formazione liquida, lavora in profondità favorendo la creazione di quell’humus che consente alla persona di vivere il mondo del lavoro e la sua crescita personale da protagonista, attraverso un processo individuale consapevole. Si realizza così il lifelong learning che, nato nel 1930 come modello di sviluppo dell’istruzione popolare, si è focalizzato sull’apprendimento che comporta l’acquisizione di nuove consapevolezze nell’arco di tutta la vita di una persona.

A differenza del tradizionale metodo di apprendimento, l’individuo diviene responsabile del cosa e del come apprendere. Bisogna quindi essere in grado di gestire la propria formazione e il proprio sviluppo in maniera cosciente, con capacità di self-assessment e giudizio critico costruttivo orientato ad un costante miglioramento di sé. Questa fase di start up può essere sostenuta dalla formazione tradizionale.

Mi sia consentita un’annotazione interessata: G&A Group, in questi anni, ha sviluppato un modello di check-up aziendale di successo che ha prodotto professionalità in grado di coprire egregiamente questo bisogno.

Un modello di successo che ho personalmente sperimentato è certamente quello blended che consente di mixare la formazione classica con l’e-learning usando il modello formativo 70/20/10: il 70% della formazione è di tipo esperienziale, il 20% è sociale e solo il 10% è formale. In altre parole, le persone apprendono di più attraverso i canali informali, le interazioni sociali, le attività sul posto di lavoro e il coaching, rispetto a quanto non facciano con mezzi più formali.

Towards Maturity in uno studio del 2018, sottolinea come le organizzazioni di maggior successo utilizzino proprio questo approccio di apprendimento misto. Ma applicare il blended learning non prevede solo l’aggiunta di computer negli uffici o la possibilità di svolgere i corsi da remoto: comporta un’evoluzione radicale del modo in cui docenti e partecipanti affrontano l’esperienza formativa. Di questo ci siamo resi conto durante il periodo di confinamento, quando abbiamo dovuto, noi professionisti della formazione, ricalibrare i nostri interventi, modificare il modo di gestire l’aula virtuale, determinare tempi diversi per moduli già pronti.

Abbiamo dovuto riscrivere i nostri corsi in funzione del mezzo che utilizzavamo ed anche del contesto in cui si trovavano i partecipanti.

In conclusione, se la società è diventata liquida anche la formazione deve esserlo, tenendo conto che non si tratta solo di cambiare metodo e strumenti ma occorre cambiare cultura.

Giuseppe Fernicola

Formatore G&A Group

Nei miei venticinque anni da responsabile commerciale mi sono misurato con obiettivi e risultati e, nei diciassette anni da formatore, ho messo a frutto conoscenze ed esperienze maturate sul campo per costruire un mio modello originale di formazione. Da ex calciatore semiprofessionista ho imparato che solo Maradona vinceva le partite da solo, tutti gli altri le hanno sempre vinte facendo gioco di squadra. Per questo le mie aule sono molto interattive e la mia è una “formanimazione” che sollecita le energie dei singoli al fi ne di costruire insieme un modello che porti a fare.