Un percorso pieno di ostacoli, una guida per orientarsi

Governare un territorio significa, letteralmente, guidare secondo un principio, un programma. È evidente che ogni progetto, sia esso semplice o molto complesso, ha la necessità di avere un soggetto in grado di affrontare il percorso e portarlo a destinazione, alla meta.

In questo percorso vengono, però, spesso commessi molti errori che rischiano di produrre delle pesanti ricadute e compromettere la bontà dell’idea progettuale. Di seguito tre riflessioni sul cosa è bene fare e su cosa andrebbe evitato:

Primo elemento

Molto delicato, è dato dalla costituzione della cabina di regia territoriale, ossia dalla sua composizione. Quando parliamo di sviluppo territoriale è normale, quasi d’obbligo, considerare una pluralità di attori, sia pubblici che privati, che faranno parte del progetto di sviluppo, le persone che potranno realmente avvalorarlo.

Nel tentativo di includere tutti ed evitare di escludere qualcuno, capita frequentemente si creino dei tavoli di lavoro molto allargati. Bisogna essere franchi, si tratta spesso di una scelta di comodo piuttosto che funzionale al progetto. Con la paura che i soggetti esclusi possano poi ostacolare, protestare o assumere atteggiamenti poco collaborativi, molti territori puntano sulla massima inclusione e sulla partecipazione allargata.

Questa scelta espone, però, ad una fortissima difficoltà nel governare il processo poiché significa mettere tanti soggetti intorno al tavolo, ognuno con la propria visione, con la propria storia, con il proprio livello d’attenzione ed interesse. È quindi opportuno domandarsi: “Il soggetto che sto per coinvolgere può portare un valore aggiunto? È fondamentale ci sia?”.

Secondo elemento

Riguarda colui che governerà, guiderà il processo. Trovo profondamente sbagliato che un progetto di sviluppo turistico venga necessariamente guidato dal Pubblico Amministratore di turno, ad esempio un Sindaco, solo perché ricopre una certa carica istituzionale.

Altresì che questo delicato ruolo lo copra per forza un operatore turistico. Napoleone Bonaparte sceglieva i propri generali senza guardare a rango e titoli, ma valutando l’esperienza sul campo, la capacità di visione, l’approccio alla battaglia.

La valutazione dovrebbe essere operata tralasciando regole araldiche, tradizioni, ruoli; colui che guiderà dovrà essere scelto assecondano una logica di adeguatezza. Ossia facendo un’attenta disamina delle competenze necessarie a ricoprire quel ruolo, tra cui non mancherà di certo l’autorevolezza e la leadership, così da assicurare una buona guida.

Terzo fattore

Continuare a ribadire la meta da raggiungere. Durante il processo di avvicinamento non mancheranno gli imprevisti, le occasioni di rallentamento, a modificare la strategia.

Si dice che quando si inizia una scalata è bene pianificare con attenzione la meta e quindi il percorso da effettuare. Poi si cala lo sguardo e lentamente, un passo alla volta, si compiono i passi per guadagnare quota.

È fondamentale, però, alzare gli occhi di tanto in tanto, verificando costantemente che la direzione sia corretta e che gli imprevisti non abbiano finito col portare fuori strada. Gli ostacoli necessitano di essere affrontati con pragmatismo e con un atteggiamento positivo volto al problem-solving.

In un processo di sviluppo territoriale i fattori di disturbo e impedimento saranno molteplici, potenti, ed è bene metterlo in conto. Pertanto coloro che saranno chiamati a gestire questo percorso devono possedere questa capacità di vedere oltre l’ostacolo e trovare il modo per superarlo, anche utilizzando un approccio creativo che porterà a soluzioni inattese. 

Ricordatevi che è fondamentale ribadire con forza e determinazione l’obiettivo, ogni volta che il gruppo di lavoro si riunirà per lavorare, ad ogni fornitore o partner, finché non sarà ben chiaro e radicato.