Evolversi per fare sviluppo non per sopravvivere

La molla che fa scattare la voglia di evoluzione imprenditoriale e una case history di eccellenza

 

Quando ho la fortuna di ascoltare qualche storia imprenditoriale, mi faccio travolgere da tutti quegli aneddoti e dettagli che stanno dietro all’imprenditore. Decisioni difficili, momenti difficili ma, allo stesso tempo, storie dense di soddisfazioni e gratificazioni. Secondo la mia esperienza, gli imprenditori potrebbero essere suddivisi in tre macro gruppi.

Il primo è composto da coloro che hanno l’innata capacità di vedere ciò che non è visibile a tutti, di percepire ciò che gli altri non sentono e quindi di prendere decisioni che precorrono i tempi, che si tratti di aprire un’azienda o di dare avvio ad un processo evolutivo dell’impresa. Una sensibilità quasi “magica” che si chiama ISPIRAZIONE.

Ci sono poi imprenditori che, pur facendo business nello stesso mercato dei primi e correndo quindi nella stessa competizione, fanno più fatica ad ascoltare e a vedere ciò che è meno visibile. Continuano a porre la loro attenzione al passato, a quel passato che ha generato importanti risultati e successi per la loro azienda. Successi che hanno permesso di far crescere l’azienda, di assumere molti collaboratori, di costruire la casa di famiglia e quella di villeggiatura. Spesso, proprio a causa di questo attaccamento al passato e ai simboli che porta con sé, gli imprenditori faticano ad accettare la necessità di evolvere, di cambiare e di adattarsi alle nuove esigenze del mercato. Una fatica emotiva spesso condita dalla paura del futuro e dalle incertezze progettuali e di risultato. Questo genere di dubbi e di timori non solo fanno perdere molto tempo a chi si fa sopraffare ma sottraggono anche molte risorse economiche, in termini di perdita di fatturato, di profitto e anche di “risorse emotive”: creando una situazione di instabilità, si entra inevitabilmente in una zona ad alto rischio. Questi imprenditori accettano di attivare il processo di evoluzione aziendale guidati dalla DISPERAZIONE, non dall’ispirazione. Aderiscono cioè ad una evoluzione “necessaria” solo quando le risorse ormai sono al limite: una condizione decisamente negativa. 

Infine ci sono gli imprenditori che non hanno chiara la propria identità e spesso nemmeno la propria strategia di medio-lungo periodo. Aderiscono all’evoluzione nel modo più pericoloso: percependo che il loro approccio al mercato non è più produttivo, iniziano ad osservare il loro mercato di riferimento e cercano di IMITARE le azioni, le attività, le nuove iniziative dei concorrenti. Questo approccio raramente genera risultati perché, per i concorrenti, le attività oggetto di “imitazione” erano funzionali ad un progetto strategico: chi le imita le vede solo come azioni tattiche e, oltre ad essere comunque costose sotto il profilo economico, difficilmente genereranno risultati di qualità.

ISPIRAZIONE
Angry bearded man in glasses shouting at his woman in apron while they cooking in kitchen
DISPERAZIONE
IMITAZIONE

Questo modo di attivare l’evoluzione imprenditoriale e aziendale non ha nulla a che vedere con la capacità di prendere spunto da aziende o concorrenti di grande qualità. Quelle sono attività necessarie per leggere il mercato ed intuire opportunità di sviluppo. Ma replicare un modello di business o un’attività chiave senza capirne la ratio, è davvero molto pericoloso.

Oggi ci troviamo in un contesto difficile: proveniamo da un decennio faticoso dal punto di vista economico, un decennio dove molti mercati si sono trasformati e con essi anche le modalità con cui affrontarli. Se non bastasse tutto questo è arrivata anche una pandemia globale, che ha paralizzato famiglie, paesi, mercati. Purtroppo in molti casi ha paralizzato anche l’intraprendenza imprenditoriale, la lucidità e il coraggio che abitualmente accompagnano i leader.

Quindi, mai come in questo momento gli imprenditori, per salvare la proprie quote di mercato e le proprie aziende, dovranno farsi travolgere dall’ispirazione, perché solo così riusciranno a mettere in campo quell’energia necessaria per affrontare una fase tanto delicata ed importante.

Non si tratta di sopravvivenza: credo che questa visione rischi di limitare l’energia positiva facendo emergere troppo la paura. La vita è fatta di difficoltà ed imprevisti e dobbiamo accettarlo. Fa parte del nostro percorso di vita così come di quello imprenditoriale. Ci sono anni buoni, anni eccellenti, anni fortunati, e poi ci sono anni negativi.

È per questo che risulta fondamentale imparare a capitalizzare le nostre aziende, a mettere “fieno in cascina” per gli anni più bui. È importante capire che il fatturato di breve periodo non è sempre l’obiettivo più importante da percorrere, in quanto la priorità dovrebbe sempre essere quella di generare valore, non quella vendere a tutti i costi. 

Io credo che nella vita accettare l’alternanza ci faccia crescere come persone, permettendoci di essere più lucidi e sereni quando qualcosa non va come lo avevano pianificato.

Infatti i giorni di pioggia sono necessari per valorizzare al massimo i giorni di sole, così come le sconfitte per una squadra sportiva servono a generare la motivazione intrinseca nei giocatori spingendoli a lavorare al massimo e a conquistare le vittorie. Se una squadra vincesse tutte le partite, avrebbe sicuramente una motivazione calante, non godrebbe più dei successi perché sarebbero diventati normali.

Per questo io credo che le aziende debbano imparare ad attivare dei processi di evoluzione costanti, non per sopravvivere ma per aumentare il loro valore, il loro posizionamento sul mercato, la loro qualità della vita all’interno dell’impresa. È sinonimo di grande intelligenza fare questo ma, soprattutto, può essere una grande opportunità per condividere questa fase con i propri collaboratori attivando quel sano agonismo e spirito sportivo che mette in condizione tutti di sentirsi appartenenti ad un gruppo, sentendosi parte attiva di una sfida importante, stimolante e memorabile per tutti.

 

Il caso “La Trentina”

La Trentina è un brand storico nel mercato agroalimentare. Un’azienda che ha, come tutte, delle caratteristiche uniche ed allo stesso tempo dei limiti e dei vincoli. Vincoli che le rendevano difficile un approccio al mercato tradizionale: la difficoltà stava nel riuscire a generare una produzione quantitativa sufficiente per poter soddisfare le richieste della grande distribuzione canale di vendita.

Per anni ha fatto di tutto per provare ad applicare un modello di business tradizionale, investendo tantissime risorse ma raccogliendo meno di quanto sperasse o meritasse.

Nel suo percorso, ad un certo punto, ha sentito la necessità di evolvere il proprio modello di business, il modo di comunicare e quello di coltivare il proprio brand. Ha quindi deciso di farsi accompagnare in un progetto di sviluppo, grazie al quale la sua limitata capacità produttiva è stata trasformata da minaccia o limite, a grande opportunità.

La Trentina si ripropone come brand simbolo della qualità assoluta in quantità limitata, l’azienda che fa della propria produzione genuina e varia il punto di forza e lo vuole raccontare al mercato in modo semplice e diverso. Per farlo si è deciso di partire dal suo territorio di base, il Trentino, e di attivare delle valide collaborazioni con le strutture ricettive e ristorative che fanno di qualità e genuinità la propria identità di accoglienza.

La sfida è quindi quella di creare una community che apprezzi la genuinità offerta dal Trentino e da La Trentina, una community che abbia il piacere di rimanere in contatto con questi valori, stili di vita e prodotti. Quindi non solo promozione e distribuzione tradizionale, ma anche un progetto innovativo, diverso ed unico che attiva una rete sul territorio con la quale fare squadra e provare a raccontare e a trasmettere più valore al mercato, attivando relazioni continuative con le persone e le famiglie che hanno scelto quel territorio per stare meglio, mangiare meglio e rigenerarsi.

Davide Gabrielli

Presidente, Responsabile area Sviluppo G&A Group

Mi occupo di marketing da oltre 20 anni e lo sviluppo è la mia vera mission. Per farlo cerco sempre di trovare il migliore equilibrio di ben essere perché sono convinto che, per sviluppare un eccellente progetto, sia necessario avere molta energia positiva. Ho sempre dato tanta importanza allo sport, anche se i km percorsi in auto sono notevolmente (purtroppo) superiori a quelli percorsi in bicicletta! Posso apparire rigido sul tema della coerenza dei progetti ma, per avere successo, è necessario applicare le scelte con precisione e rigore!